Fertilità maschile: siamo davvero di fronte a una crisi?
Negli ultimi mesi si è parlato molto di una presunta "crisi della fertilità maschile". Titoli come Spermageddon hanno attirato l'attenzione del pubblico, alimentando preoccupazione e interrogativi.
Parlare di "Spermageddon" è probabilmente eccessivo. Sarebbe però un errore ignorare i dati. La vera notizia non è che gli uomini stiano diventando tutti sterili, ma che la salute riproduttiva maschile merita oggi molta più attenzione di quanto ne abbia ricevuta in passato.
Il contesto dell’intervista
Questa intervista alla Dottoressa Serena Maruccia nasce in risposta e come approfondimento all’articolo “Spermageddon: is the world facing a male reproductive crisis?”, pubblicato da The Guardian.
L'infertilità è un problema di coppia
Quando una gravidanza non arriva dopo 12 mesi di rapporti regolari e non protetti (o dopo 6 mesi se la donna ha più di 35 anni), è opportuno iniziare un percorso diagnostico.
Oggi sappiamo che circa una coppia su cinque incontra difficoltà nel concepimento.
Un dato spesso poco conosciuto è che il fattore maschile è coinvolto in circa il 50% dei casi, come causa esclusiva oppure in associazione a fattori femminili.
Per questo motivo parlare di infertilità significa parlare della coppia e non esclusivamente della donna. La valutazione andrologica dovrebbe quindi rappresentare parte integrante del percorso diagnostico fin dalle prime fasi.
Lo spermiogramma non dice se un uomo è fertile
Uno degli equivoci più frequenti riguarda l'interpretazione dello spermiogramma.
Molti pensano che esista un valore che separi gli uomini fertili da quelli infertili. In realtà non è così.
I valori di riferimento pubblicati nel Manuale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) derivano dall'analisi di migliaia di uomini che hanno ottenuto una gravidanza naturale entro 12 mesi.
Il limite inferiore corrisponde al 5° percentile: significa che anche alcuni uomini perfettamente fertili possono presentare parametri inferiori ai valori di riferimento.
Al contrario, uno spermiogramma normale non garantisce automaticamente la fertilità.
Lo spermiogramma rappresenta quindi uno strumento fondamentale, ma deve sempre essere interpretato insieme alla visita andrologica, alla storia clinica della coppia e agli eventuali esami di approfondimento.
La fertilità riflette lo stato di salute dell'uomo
La fertilità non riguarda soltanto la possibilità di avere un figlio. Sempre più evidenze scientifiche dimostrano che alterazioni dei parametri seminali possono rappresentare un campanello d'allarme di condizioni che interessano la salute generale, come obesità, sindrome metabolica, diabete, alterazioni ormonali, varicocele ed esposizione a sostanze tossiche.
In questo senso, lo spermiogramma può essere considerato una vera e propria finestra sullo stato di salute maschile.
Negli ultimi anni è cresciuto l'interesse verso il possibile ruolo dell'ambiente sulla salute riproduttiva maschile. Tra i progetti di ricerca italiani più innovativi vi è EcoFoodFertility, che ha contribuito a diffondere un nuovo paradigma: il liquido seminale non rappresenta soltanto un indicatore della fertilità, ma è oggi considerato un promettente biomarcatore della salute dell'uomo e dell'ambiente in cui vive. Gli studi del progetto suggeriscono infatti che gli spermatozoi siano particolarmente sensibili agli effetti dell'esposizione ambientale, evidenziando alterazioni biologiche anche in uomini giovani e apparentemente sani.
Questo tema è stato oggetto di confronto anche nell'ambito della Società Italiana della Riproduzione Umana (SIRU), nel cui Consiglio Direttivo rappresento l'area andrologica, a conferma della crescente attenzione della comunità scientifica verso il rapporto tra ambiente e salute riproduttiva.
È importante sottolineare che le evidenze scientifiche disponibili non dimostrano che l'inquinamento provochi inevitabilmente infertilità. Tuttavia, indicano sempre più chiaramente che la salute riproduttiva maschile risente dell'interazione tra predisposizione individuale, ambiente e stile di vita.
La fertilità maschile, quindi, non rappresenta esclusivamente la capacità di concepire un figlio: è uno dei più precoci indicatori del benessere complessivo dell'uomo. Prendersene cura significa investire nella propria salute oggi e in quella delle generazioni future.
Il ruolo dello stile di vita
Lo stile di vita svolge un ruolo fondamentale nella salute riproduttiva maschile.
Numerosi fattori possono influenzare negativamente la qualità del liquido seminale:
- fumo di sigaretta;
- obesità e sovrappeso;
- sedentarietà;
- abuso di alcol;
- alimentazione squilibrata;
- esposizione a calore eccessivo o sostanze tossiche;
- alcune patologie croniche.
La buona notizia è che molti di questi fattori sono modificabili.
Intervenire precocemente sullo stile di vita può migliorare non solo la salute generale, ma anche il potenziale riproduttivo.
Anche l'età dell'uomo è un fattore riproduttivo
Per molti anni si è pensato che l'età fosse un fattore rilevante quasi esclusivamente per la donna. Oggi sappiamo che anche l'età paterna rappresenta un determinante sempre più importante della fertilità maschile.
Con l'avanzare dell'età si osservano una progressiva riduzione della qualità seminale e un aumento della frammentazione del DNA degli spermatozoi, fattori che possono influenzare il tempo al concepimento e gli esiti riproduttivi.
Pur mantenendo la capacità riproduttiva anche in età avanzata, l'età dell'uomo deve oggi essere considerata parte integrante della valutazione della fertilità della coppia, insieme alla salute riproduttiva femminile e agli altri fattori clinici che possono influenzare le probabilità di concepimento.
Quando è consigliabile una visita andrologica?
È opportuno rivolgersi allo specialista quando:
- la gravidanza non arriva dopo 12 mesi di tentativi;
- lo spermiogramma risulta alterato;
- è presente un varicocele;
- si sono avuti interventi chirurgici ai testicoli o all'inguine;
- sono presenti disturbi sessuali o ormonali;
- si desidera programmare una gravidanza in presenza di fattori di rischio.
Una valutazione precoce permette spesso di identificare condizioni correggibili e di impostare il percorso diagnostico e terapeutico più appropriato.
Ma c'è una domanda che dovremmo iniziare a porci: perché un uomo dovrebbe rivolgersi all'andrologo solo quando desidera avere un figlio?
Così come le donne si sottopongono regolarmente a controlli ginecologici, anche la salute andrologica dovrebbe entrare a far parte della normale prevenzione. La fertilità è solo uno degli aspetti della salute dell'uomo, non l'unico motivo per cui prendersene cura.
Il messaggio più importante
La fertilità maschile non deve essere affrontata con allarmismo, ma nemmeno sottovalutata.
Prendersi cura della propria salute riproduttiva significa prendersi cura della propria salute nel suo insieme.
L'infertilità non è un problema "della donna" né "dell'uomo": è una condizione della coppia che richiede un approccio multidisciplinare, basato sull'ascolto, sulla diagnosi accurata e su terapie personalizzate.
Perché non curiamo uno spermiogramma, né un numero riportato su un referto. Ci prendiamo cura di una persona, della sua salute e, quando lo desidera, del suo progetto di diventare genitore.